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sabato, 21 gennaio, 2017 2:07

Fernando Alonso, da giovane stella a eterno secondo

 Personaggio controverso, tanto amato quanto criticato, Fernando Alonso è stato protagonista di un anomalo incidente durante i test pre-stagionali a Barcellona, le cui cause non sono state ancora svelate con chiarezza. La McLaren ha parlato di una folata di vento, ma si sono susseguite voci anche su un malore del pilota, avaria al motore, addirittura una scossa elettrica che avrebbe fatto perdere momentaneamente i sensi all’asturiano, che al risveglio avrebbe affermato di correre per la scuderia Ferrari, riportando una breve perdita di memoria, tipica di chi subisce un danno simile. Ma l’elemento più inquietante emerso nelle scorse settimane sarebbe il presunto vuoto di memoria di ben vent’anni che Alonso avrebbe sofferto per diversi giorni successivi all’impatto. E anche Ecclestone e la Fia si dicono scettici sulla versione fornita dalla casa di Woking.

Dopo aver saltato, in via del tutto precauzionale, il Gran Premio di Australia, che ha dato il via alla stagione 2015 di Formula Uno, Fernando Alonso si è presentato sul tracciato di Sepang senza alcuna aspettativa, conscio delle enormi difficoltà che la McLaren-Honda ha mostrato sin dai test. E infatti il suo esordio si è concluso con un ritiro, cosa a cui un pilota del suo calibro è ben poco abituato. Con l’incidente e le prestazioni poco brillanti della McLaren, c’è il rischio di macchiare sin dall’inizio quella che doveva essere la stagione della rivincita per Fernando, la stagione della sfida e del ritorno alla ribalta, per dimostrare che lui c’è, che sa e vuole ancora vincere.

Considerato da gran parte della stampa, dalla maggior parte dei tifosi e colleghi, dagli esperti del settore uno dei più grandi talenti della Formula Uno attuale, Fernando Alonso non ha sempre avuto vita facile nel circus, specie negli ultimi anni.

alonso-minardiIn Minardi, nel 2001

La sua passione per le corse nasce grazie al padre José Luis, corridore dilettante, che costruì un piccolo kart inizialmente per la figlia Lorena. Ma fu il piccolo Fernando a mostrare interesse per quell’aggeggio troppo grande per lui ma allo stesso troppo affascinante per passare inosservato. Quindi iniziò la sua avventura nei kart, dove si dimostrò estremamente talentuoso e a sette anni vinse il titolo della sua categoria. Ben presto venne notato dagli addetti del mestiere e ingaggiato nella categoria superiore, nonostante questo non fosse possibile per questioni di età. Alonso, infatti, è sempre stato tra i più giovani, se non il più giovane, in ogni categoria in cui si è trovato a correre e quand’era ancora minorenne: a soli 17 anni, gli fu data la possibilità di guidare una vettura di Formula Uno, precisamente una Minardi, che lo volle come terzo pilota nel 2000 e poi lo ingaggiò come pilota ufficiale nel 2001. Alonso concluse la stagione a 0 punti ma ottenne delle prestazioni piuttosto interessanti: si qualificò 19esimo nella gara di esordio, mettendosi dietro colleghi illustri; spesso si piazzò davanti alle Benetton al traguardo e all’ultima gara concluse 11esimo, davanti a piloti ben più esperti, come Frentzen e Panis. Tanto gli bastò per essere notato da diverse squadre in Formula Uno, ma fu Flavio Briatore ad avere la meglio e a portare alla Renault il giovane talento, che passò la sua prima stagione alla casa francese in qualità di collaudatore.

Dal 2003 al 2006 fu pilota ufficiale Renault, con cui vinse il titolo per due anni di seguito (2005 e 2006), ma anche nelle prime due stagioni riuscì ad ottenere delle buone prestazioni, conseguendo la sua prima vittoria e diventando il più giovane pilota a vincere una gara in Formula Uno e inscenando dei veri duelli con Michael Schumacher, col quale si contese il titolo fino all’ultimo nel 2006. Alonso può vantare anche il merito di aver regalato alla Renault il primo titolo costruttori nel 2005 e ha detenuto, per qualche tempo, il record di più giovane campione del mondo, strappandolo ad Emerson Fittipaldi.

Simbolo dello sport sulle quattro ruote in Spagna, Alonso ha avvicinato molti dei suoi connazionali alla Formula Uno e porta sulle sue spalle il peso di questa grande responsabilità, ma il suo talento è tanto grande quanto controbilanciato da un carattere non facile da gestire. Spesso in rotta e in polemica con chiunque gli stesse intorno, ha messo in luce questo aspetto non molto piacevole della propria personalità già quando era in Renault, in occasione della penalizzazione che la Fia inflisse alla scuderia a causa dell’utilizzo del mass-dumper e lo spagnolo esordì con una dichiarazione seccata con la quale disse chiaramente che la Formula Uno non era più uno sport. Col suo carattere difficile, invogliò Jarno Trulli, suo compagno nel 2003-2004, ad allontanarsi dalla Renault; inoltre peggiorarono anche i rapporti con Flavio Briatore, tant’è che lo spagnolo decise di passare in McLaren nel 2007, annunciando la svolta nella sua carriera con più di un anno di anticipo.

alonso-campione-2006I primi trionfi non si scordano mai

Ma anche alla casa di Woking la situazione non fu facilissima. Gli fu affiancato il giovane Lewis Hamilton, stella della Gp2 e protetto di Ronn Dennis, che Alonso ha sofferto molto, probabilmente abituato ad essere il primo della classe, consapevole del proprio talento. Ottenne prestazioni di alto livello con la McLaren, ma sempre con l’ombra della rivalità con Hamilton e dei dissapori con Ronn Dennis, con il quale il rapporto si incrinò in maniera definitiva a seguito della famosa spy story, nella quale la McLaren fu accusata di essere entrata in possesso dei progetti della Ferrari. In pista, la spaccatura fu sotto gli occhi di tutti durante le qualifiche del Gp di Ungheria, poiché Alonso effettuò una sosta troppo lunga ai box che tardò l’ingresso in pista di Hamilton, al quale sfuggì una probabile pole. E dunque, dopo solo un anno, il matrimonio Alonso-McLaren terminò in malo modo e lo spagnolo ritornò in Renault, palesando un’altra caratteristica della sua persona, ossia quella ritornare alla casa paterna, imitando un po’ il figliol prodigo della parabola cristiana.

Nella scuderia che gli aveva dato la gloria, non trovò però possibilità di riscatto: la Renault ormai aveva perso la competitività di alcuni anni prima. Alonso rimase fino al 2010, ma mai fu tanto pericoloso da poter competere per il titolo mondiale. Nell’estate del 2009 fu al centro del mercato piloti perché molte erano le voci che lo volevano in Ferrari per l’anno successivo. E in effetti venne ben presto ufficializzato il suo passaggio alla Rossa: Fernando Alonso avrebbe corso a Maranello le tre stagione successive, per poi rinnovare un contratto fino al 2016, che sarebbe stato sciolto prima del tempo.

Il suo passaggio in Ferrari è stato accolto con piacere da una parte dei tifosi, ma con disappunto da parte di altri: quel ragazzo così talentuoso e capace era sì maturato negli ultimi anni, ma rimaneva pur sempre un carattere non facile da gestire. E poi aveva battuto Schumi nel 2006 e questa, per un ferrarista, non era questione da poco. La storia d’amore con la Ferrari, durata cinque anni, non è stata facile, l’avventura idilliaca degli inizi si è poi trasformata quasi in un incubo per l’asturiano, che ha inseguito invano il suo terzo titolo mondiale impegnando tutte le sue forze in un progetto che nell’ultimo anno ha smesso di convincerlo.

alonso-ferrariUna scena, considerando le ambizioni, vista troppo poco spesso negli anni in rosso

La prima stagione in Ferrari è stata pressoché perfetta. La F10 si è mostrata sin da subito competitiva e Alonso ha messo a segno una serie di vittorie che lo hanno portato a lottare agevolmente per il titolo e ha trovarsi in testa all’ultima gara, ad Abu Dahbi. Ma lo sciagurato errore nella strategia ha infranto un sogno ormai quasi realizzato, ha vanificato gli sforzi di una stagione, dirottando in Red Bull un titolo ormai quasi vinto. E da allora è cominciata anche la lunga, estenuante rivalità tra Alonso e Vettel, o meglio, tra Alonso e Newey, come spesso lo spagnolo ha dichiarato: «È una lotta tra me e Adrian Newey».

Ma, vestito di rosso, Alonso si è rivelato un combattente nato, un samurai che instancabilmente si rialza ad ogni caduta, per sfoderare la spada e continuare a lottare. Questa dimostrazione di forza è testimoniata dalla stagione 2012, quando Alonso è riuscito a chiudere la stagione in seconda posizione, a soli 3 punti da Sebastian Vettel, nonostante la vettura fosse risultata poco competitiva sin dai test pre-stagione. La sua caratteristica più apprezzata è sempre stata quella di sfruttare al massimo il mezzo che ha a disposizione, ottimizzando il risultato finale e per questo ha ricevuto elogi e complimenti da colleghi ed esperti del settore, guadagnandosi anche il titolo di miglior pilota nel 2012. Anche la stagione 2013 è stata all’insegna dell’inseguimento della Red Bull di Vettel ma con i malumori che si sono fatti sempre più insistenti, fino alla rottura definitiva nell’estate dello scorso anno: la F14T è una vettura che non andava, in gara non convinceva, il motore turbo Ferrari non riusciva a competere con la concorrenza e le soddisfazioni per lo spagnolo sono state ben poche, giusto qualche podio di consolazione.

Il rapporto d’amore-odio con la casa di Maranello si conclude in maniera triste e amara, lasciando i bei ricordi delle tante emozionanti rimonte, ma non la certezza di un titolo, tanto agognato ma sfuggito dalle mani sempre per pochissimo. E adesso che lo spagnolo ha cominciato la sua avventura con la McLaren-Honda, anche con troppo entusiasmo, non sarà facile per lui stare così dietro al suo vecchio team, che nelle mani del proprio rivale ha ottenuto i primi ottimi risultati che lui aveva tanto cercato nell’ultimo anno.

Si è detto stufo di essere l’eterno secondo e di essere soddisfatto della scelta fatta. Ma intanto l’età avanza e i titoli mondiali, data la condizione della power unit giapponese, sembrerebbero destinati a non crescere. Alonso è un pilota tanto talentuoso quanto sfortunato. Spesso ha fatto delle scelte giuste, ma non sempre è stato supportato dal destino. Probabilmente chiuderà la sua carriera in McLaren, con la speranza che possa ottenere i risultati che merita.

Agnese Migliaccio

alonso-mclaren

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