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Sei Nazioni: solo le rose fioriscono nel fango

9 febbraio 2014 Sport

È sul terreno fangoso di un Murrayfield in pessime condizioni e al limite dell’imbarazzante che si disputa la centoventunesima edizione della Calcutta Cup: un trofeo nel trofeo, che vede opposte due nazionali antiche e orgogliose in cerca di riscatto dopo le rispettive sconfitte nella prima giornata del Sei Nazioni.

si2Gli inglesi capitanati da Robshaw ripresentano la squadra giovane e fiduciosa che per poco non ha battuto la Francia (26-24 ma passati in svantaggio con una rimonta di ben 18 punti dopo il 16 a 3 dei primi 20′ grazie a due mete francesi molto fortunate), nessun cambio alla formazioneLa Scozia ha preso drastici cambiamenti dopo la netta sconfitta per 28-6 contro l’Irlanda di domenica scorsa, bocciato il capitano Kelly Brown e dentro l’esordiente flanker Chris Fusaro. Sarà il mediano di mischia Greig Laidlaw a capitanare la squadra, mentre Tommy Seymour prende il posto di Sean Maitland, il cui infortunio lo terrà fuori per tutto il Torneo, con Matt Scott al posto di Duncan Taylor a primo centro.

Bastano pochi minuti di gioco per capire che sarà una partita lenta e poco spettacolare: le due squadre faticano a costruire azioni prolungate sotto la pioggia di Edimburgo, con gli avanti più impegnati dei trequarti che difficilmente riescono ad avere palloni giocabili.

Il terreno bagnato rende anche difficoltosi i calci piazzati, nel primo tempo ne vengono sbagliati due per parte. Meglio l’Inghilterra in avvio, a cui un drop del giovane mediano di mischia Care regala i primi tre punti. Arriva poi la bella meta di Burrell (già a segno all’esordio con la Francia settimana scorsa), un ragazzo talentuoso da tenere d’occhio: riceve uno splendido passaggio da Care e corre traverso in un angolo che la difesa scozzese lascia sguarnito. I Bianchi si prendono altri tre punti dal dischetto e vincono più punti d’incontro della Scozia ma non sfruttano i molti errori avversari e spesso si perdono senza concretizzare i vantaggi ottenuti. Il primo tempo si chiude 13-0 per la squadra inglese.

Nella ripresa i Bianchi si fanno subito sotto ma vengono respinti.

Capitan Laidlaw prova a ricordare ai suoi scozzesi di essere Highlanders, poeti guerrieri eredi di Bruce e di William Wallace. Si marcia accompagnati dal fiero e stridulo suono delle cornamuse ma un banale in avanti rovina una bella azione multifase scozzese e l’avanzata si arresta. Poi è solo Inghilterra: non concretizza la prima occasione vicino alla linea di meta ma il XV britannico continua a spingere, con la Scozia che fatica tantissimo a resistere in difesa, anche se ancora non trova il colpo del k.o. per chiudere il match: Farrell sbaglia ancora dalla piazzola, pagando il terreno di gioco pessimo.

si3Un’azione da meta dei britannici viene fermata irregolarmente da Dunbar che trattiene a terra il placcato e giustamente rimedia un giallo. La Scozia già in affanno e con l’uomo in meno subisce fisicamente e il match viene chiuso quasi allo scadere dell’ora di gioco, quando l’ennesimo attacco inglese porta alla seconda meta: propiziata da Nowell che se ne va sul lato chiuso e serve Brown che rompe l’ultimo placcaggio e schiaccia in mezzo ai pali.

L’Inghilterra potrebbe colpire ancora ma non alza il ritmo contro gli avversari che paiono già rassegnati. Così si entra nell’ultimo quarto d’ora con poco da chiedere a una partita condizionata dalla pioggia pesante e dal terreno di gioco vergognoso, con le Rose che si mantengono in attacco e i Cardi scozzesi schiacciati si limitano a difendere. Pessimo campo, pessima Scozia e Inghilterra poco brillante: riesce a marcare solo due volte contro una difesa disorganizzata e vacillante. Si riconferma positivamente il centro inglese Luther Burrell (ottime prestazioni con due mete in due partite) ma la vera buona notizia è che la federazione scozzese dopo il Sei Nazioni ha deciso che la palude di torba fangosa nota ora come Murrayfield sarà bonificata, passando a un campo sintetico.

Pietro Paolo Beretta

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