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lunedì, 21 agosto, 2017 4:06

Alberto Manzi: il maestro che educa a pensare!

alberto-manzi« Risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza è l’arte dell’insegnare ».

Einstein sintetizzava così il duro e difficile compito educativo del mestiere più antico del mondo: l’insegnante! La professionalità è un fattore determinante per impartire nozioni e trasmettere conoscenze, ma non il fondamentale!

L’insegnante deve donarsi in un rapporto complice all’altro, deve appassionare oltre che avere passione, deve incuriosire e generare fantasia, deve educare! Alberto Manzi aveva tutte queste caratteristiche che facevano di lui non un maestro qualsiasi, ma il “MAESTRO”. Esempio di impegno civile e di assoluta determinazione, Manzi viene ben raccontato nella fiction lanciata dalla Rai Non è mai troppo tardi, dal nome del suo programma televisivo che, negli anni del secondo dopoguerra (1960-68), era stato concepito come strumento di ausilio per la lotta contro l’analfabetismo.

La fiction ripercorre la vita del grande maestro e pedagogista Manzi – interpretato in modo ammirevole da Claudio Santamaria- che con coraggio e volontà affronta qualsiasi sfida gli si presenti: dall’incarico presso il carcere minorile S.Michele di Roma, a quello di insegnante in una scuola elementare, fino alla conduzione del programma televisivo, grazie al quale insegnò a leggere e scrivere a più di un milione di italiani conducendoli poi al raggiungimento della licenza elementare.

claudio-santamaria-alberto-manziL’eccellenza della pedagogia educativa nella scuola è senz’altro il suo metodo didattico innovativo e anticonformista, che sfida le regole istituzionali e sociali, avvicinandosi all’essere umano, alle sue esigenze e al suo bisogno di sapere, conoscere. Manzi, infatti, utilizzava una sorta di lavagnetta nella quale scriveva, con un carboncino, lettere e parole, talvolta accompagnate da disegnini di riferimento; si basava non sui libri di testo, come invece era ritenuto necessario, ma su ciò che aveva a disposizione, che con l’aiuto della fantasia, si sostituiva all’ordinaria lezione; si rifiutava di redigere le schede di valutazione degli alunni, perchè non era giusto “bollare” con un giudizio un ragazzo che è in continua trasformazione e crescita; non valutava l’alunno con le consuete votazioni, ma l’unico giudizio che esprimeva con un timbro era: «mfa quel che può, quel che non può non fa ».

Questa sua “disobbedienza” contro le regole, talvolta, gli costava la sospensione dell’insegnamento e della paga, ma il maestro imperterrito, continuava a perseguire il suo metodo che si dimostrava sempre più fruttuoso ed efficiente e che avvicinava i bambini, i ragazzi e gli adulti all’apprendimento attraverso la semplicità, creatività e fantasia!

Alberto Manzi ci ricorda il valore incommensurabile della scuola, portatrice di un’educazione di qualità per tutti, dello studio e del lavoro dell’insegnante, che non può essere ridotto soltanto ad un insieme di metodi e tecniche; è necessario l’instaurarsi di un rapporto educativo e complice tra l’insegnante e lo studente, dal quale dipende il tessuto sociale, umano e psicologico di ogni essere umano, che ha bisogno, oggi più che mai, di essere ascoltato e valorizzato…

« Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete, nessuno potrà mai distruggervi, se voi non lo volete. Perciò andate avanti serenamente, allegramente, con l’affetto verso tutte le cose e le genti, che è gia in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onestà, onestà, e ancora onesta, perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla; e intelligenza, e ancora intelligenza e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, riuscire sempre a comprendere, riuscire ad amare e ancora… amore, amore! ».

Irene Cacioppo

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