Alexei Navalny, vittima politica?

Alessandra Lanza20 luglio 2013Attualità, Hot News

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alexei-navalny-in-una-delle-sue-manifestazioniAlexei Navalny, 37 anni, avvocato e blogger russo e, non ultimo, uno dei principali leader dell’opposizione extraparlamentare nel suo Paese. Negli ultimi due anni è stato la guida delle folle scese in piazza a manifestare contro Putin. Teneva pronta nel suo armadio la valigia che si sarebbe portato in carcere, perché il nemico giurato di Vladimir Putin che si batte perché le cose cambino sapeva di correre dei rischi. Quello che viene definito «Il più temibile avversario del Cremlino» ha rivelato di aspettarsi che, prima o poi, avrebbero tentato di toglierlo dalle scene.

E infatti due giorni fa, dal tribunale di Kirov, è scattata la condanna a cinque anni di reclusione per frode ed appropriazione indebita: Navalny nel 2009 avrebbe venduto sottocosto più di 10 mila metri cubi di legname ai danni di una ditta pubblica russa, con transazioni illegali per un valore in rubli pari a 400mila euro. Soldi che tuttavia non sono mai stati rintracciati.

dal-blog-di-navalnyCon l’accusa in tribunale, definita dall’imputato «falsa ed assurda», sono scattate anche le proteste: migliaia di manifestanti si sono riuniti a Mosca e a San Pietroburgo per trasmettere sostegno a Navalny e sdegno per una condanna «totalmente illegale» e proveniente «da molto in alto». «Siamo tutti qui perché abbiamo capito che senza una reazione prima o poi potrebbe capitare a chiunque di noi». Anche Amnesty International ha gridato al «processo farsa» e alla condanna politica, i leader europei hanno manifestato le proprie preoccupazioni per quelli che dovrebbero essere i diritti umani in Russia e dalla Casa Bianca sono giunte le richieste di scarcerazione.

Sommersa dalle critiche la Procura è corsa dunque ai ripari, chiedendo al tribunale di Kirov che Navalny fosse rimesso in libertà, almeno fino alla sentenza di appello. Così, quello che ormai è un eroe, è rientrato a Mosca questa mattina con la moglie ed è ora in libertà vigilata. Secondo l’opinione pubblica, l’unica colpa del blogger sarebbe quella di aver parlato di«regime feudale» controllato da «un pugno di mostri», di aver denunciato Putin per l’instaurazione di una dittatura che utilizza la giustizia come arma, alla stregua di Stalin e delle sue “purghe”.

Il dilemma di Navalny è ora se correre alle elezioni per la carica di sindaco di Mosca del prossimo 8 settembre, contro il candidato sostenuto dal Cremlino, Serghei Blinov, oppure no. Ora che è rientrato nella capitale ne dovrà discutere con i coordinatori della campagna elettorale, soppesando i rischi alla candidatura costituiti dalla condanna. «Faccio appello a tutti: non dovete aver paura, noi siamo centinaia di migliaia, forse milioni, siamo in ogni modo più di quel centinaio di persone che hanno preso il potere», è una delle dichiarazioni che giungono dal suo blog.

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